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Filippo Migoni

Abbiamo inventato il denaro per dare valore al tempo perso.
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filippo Migoni

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Se avessi l'ipocrisia di concepirmi come concetto, avrei molti meno problemi a descrivermi. Invece rotolo nel divertente ludibrio della smentita autoriferita, giusto per capire dove si spingono le frontiere del dubbio, la terra di nessuno chiamata Insicurezza o lo spazio virtuale della schizofrenia. Ma al di la di tutto ciò, sono una persona serena e positiva.
Su msn sono filippomigoni@hotmail.com.
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20 March

Io uccido la solitudine delle acca mute

Oggi ho terminato una quasiparodia recante il titolo:
"Io uccido la solitudine delle acca mute"
 
Ormai scrivo più di un'opera all'anno, rischio di sentirmi Ken Follett.
Adesso però vado a vendere scarpe, che monto alle 13.
 
Piesse: chi lo volesse lo chiedesse.
5 December

Romanzo mai scritto - 3

Mandami una mail su filippomigoni@hotmail.com e ti spiegherò come avere il mio romanzo.
Dopo averlo letto, potrai commentare insieme agli altri lettori 'sto robo che ho scritto; per ora solo in mailing anonima gestita da me (perché non era prevista, e mi avete colto impreparato), presto anche su un forum dedicato, nel quale il primo post sarà:
il romanzo del secolo o carta da culo?
 

Quella sera, tra T. e me è ovviamente finita male. A seguito della mia risata lei è scattata in cerca della borsetta, consapevole che quando inizio non smetto più. Intanto mi insultava. Alla fine le ho detto, pacato, con voce di basso che carezzava la pancia alle sue grida ‘Dai, T., basta con la fantascienza, c’è una vera vita da vivere…quando ti deciderai a tenere i piedi in questo mondo?’. Lei ha urlato ‘Quando in questo mondo non ci troverò delle teste di cazzo come te!’. Sembrava che volesse portare a casa con sé anche la porta. Mi sono rivolto agli altri, ho detto ‘È inutile, le donne mi cascano ai piedi’. Un amico ha preso mestamente la scopa, ha spazzato il pavimento davanti ai miei piedi. Ho continuato a ridere, sospettando dove andasse a parare. Ha detto ‘Le donne ti cadranno pure ai piedi, ma se poi tu le incenerisci…’

 
 
9 October

MM

Questo blog finisce qui.
Diversi anni e 10622 visite fa credo che lo aprii perché divenisse un canale espressivo per quel me stesso che non riusciva a venire fuori nel quotidiano, sia per mancanza di spazi che di mie capacità. Non riuscivo a dire certe cose, forse nemmeno a me, e questo luogo virtuale serviva da specchio dove pormi e guardarmi da varie angolature, ed evidentemente farmi guardare. In questi giorni, varie vicissitudini nella mia già limitata vita sociale mi hanno suggerito che tale specchio non è stato legittimo, nè funzionale, nè buono, per me nè per chi mi sta vicino. Saluto tutti i silenziosi, più o meno affezionati, più o meno critici, che mi hanno letto fino ad oggi, e ringrazio indistintamente e profondamente tutti. Abbraccio con affetto quelli che direttamente o indirettamente mi hanno spinto in passato a continuare a scrivere, movimento sempre colmo di fatica, e quasi sempre vuoto di ogni profitto. Mi chiudo nel mio panfilo, dolcemente riscaldato, a guardare da un oblò il mondo che grevemente si consuma, e noi tutti che premiamo le mani nelle orecchie e urliamo a squarciagola per non sentire che dentro, anche noi con lui. Buona vita a tutti.
3 October

Almawater

Com'è che ci siamo tutti dimenticati della tragedia universitaria? Solita Italia, soliti media. Qualcosa fa notizia, s'insegue per qualche mese, strascichi, poi un ponte, una vacanza, un matrimonio Vip, e tutto scorre. Intanto quel mondo di giovani menti, più o molto meno capaci, sono costrette ad una triennale sconvolgente. Senza star lì a fare la panoplia di ciò che non va, mi concentro su un unico fattore, il fattore rigidità. Sono uno studente di Scienze Antropologiche che ama l'antropologia, ma è costretto a studiare filosofia da qui alla laurea. Il motivo? Il mio corso di laurea è istituzionalmente inserito nella classe 29 di filosofia, quindi un minimo di crediti all'anno devono essere su esami filosofici. Ora, posto che la filosofia compenetri ogni materia, e in parte sia giustificata una sua presenza in ogni dove, restano opinabili le quantità. Io aspetto con ansia di finire gli esami e pigliarmi 'sto cazzo di pezzo di carta per dedicarmi infine a studiare i testi antropologici che dico io, e che dicono altri corsi di antropologia di altre accademie sparse nel mondo. Tutto ciò perché la Riforma ha abolito la possibilità di crearsi autonomamente un piano di studi motivato da un filo conduttore personale, nel quale inserire esami più o meno adatti a tale filo. Questo implica un certo numero di corsi di laurea proposti e standardizzati. Come alla scuola dell'obbligo. In pratica non esiste nessuna adattabilità dell'istituzionalizzato alle esigenze del singolo. Sottolineo che l'etimo della parola Riforma dovrebbe suggerire un ritorno alle origini. La triste macchina istituzionale italiana si ripete nei suoi meccanismi in ogni luogo e in ogni dove, distante e ingovernabile dalle reali esigenze di chi dovrebbe usarla. Non resta che cercarsi da soli le proprie soddisfazioni, fuori dalle istituzioni. Non credo sia anti-politica. E' sopravvivenza dell'etica.
1 October

Bologna loffia

Per i lettori d'altri lidi preciso che oggi andrò a parlare di una manifestazione che si terrebbe ogni anno a Bologna, chiamata Street Rave Parade. Oggi la parola Rave è stata sostituita con Space, per ottenere più facilmente le autorizzazioni comunali, che però per quest'anno non sono infine arrivate. Di cosa si tratta? si chiederanno i lettori meno perspicaci. Beh, come il nome declama, non è nient'altro che un rave che si snoda per le strade del centro città. Ma cos'è un Rave? si chiederanno i lettori meno 'usciti'. Dicasi Rave un incontro di persone, normalmente illegale, finalizzato ad usare e condividere ogni passione in spirito libertario e pornografico, per dar sfogo alla frustrazione da costrizione sociale a cui nessuno è esente. Più concretamente, ai rave c'è sempre musica molto alta, un forte consumo di droghe varie, alcol, e quando capita sesso...almeno per quelli che non si drogano tanto da non trovarsi più l'uccello. Normalmente tali rave si organizzano fuori dalle città, in posti isolati e oscuri, lontano dalle forze dell'ordine. A Bologna no, unico esempio in Italia. Ricordo che fu il funesto Settembre del 2001, al mio primo anno in questa città, quando capitai in strada maggiore, trascinato da amici, ad assistere a tale parata. Ricordo di aver visto una bellissima ragazza piegata in terra che tremava, fatta di non si sa cosa. C'erano forse più di un migliaio di persone, quasi tutte ubriache, i negozianti avevano sprangato le loro vetrine con assi di legno. La birra costava pochi euro, e alla fine mi ubriacai anche io. C'erano enormi tir, qualcuno colorato, con pareti intere di casse acustiche che emanavano musica per me inascoltabile, fatta di bassi e poco altro. Ricordo il filo di timore nel tenere d'occhio ciò che succedeva intorno, la paura di eventuali risse, il tappeto di bottiglie e vetri rotti sull'asfalto, ma anche la curiosità, quella sete di informazioni sui comportamenti umani che mi coglie in situazioni inusuali. Ricordo anche nitidamente le macchine per il lavaggio strade e gli spazzini, subito dietro il corteo, che cancellavano immediatamente ogni traccia di quella disperazione. Svaniti gli ansiti da sbornia, il giorno dopo compresi che lì si manifestava disagio, si cercava di quietare l'asma da pressione sociale a suon di alcol e pasticche, bottiglie rotte e bassi tachicardici, delirio, come la parola inglese Rave informa. Ma nel viso di tutti c'era anche stupore, un meravigliarsi di poter fare tutto quello alla luce del sole, cullati da una città dalle mura medievali, che dichiarava così al mondo la sua voglia di essere diversa, di saper carezzare anche le deviazioni più bieche, le quali, espresse, diventano solo materiale umano, smettevano di essere pericolose, cosa più plausibile quando vengono represse. Sembrava che le cullasse, quelle deviazioni, proprio perché in fondo sembrava capire che fossero parte intrinseca dell'essere umano, sembrava capire che fossero malesseri che l'essere umano crea a sé stesso in un ciclo generazionale che non avrà mai fine, e che quindi va in qualche modo tollerato, come si tollerano gli adolescenti quando mandano a fare in culo i loro genitori, per poi aspettare che tornino indietro. Parente saggio, Bologna sembrava che capisse, appunto, e che avrebbe sempre capito. Pensai allora di aver fatto la scelta giusta, di aver scelto realmente una città diversa, accogliente nei confronti delle alterità e dei disagi sociali, belli e brutti. Una Bologna mamma morbida, brulicante di universitari dalle menti calde e con la cannetta fra le labbra. Per quanto non usassi droghe pesanti né leggere, non avessi intenzione di iniziare, e mi avesse fatto un po' paura stare fra quella massa di dichiarazioni disperate, devo dire che il risultato mi piacque molto. Esisteva anche in Italia una città dove il perbenismo borghese veniva ogni tanto lasciato fuori dalle mura, seduto in qualche ristorante sui colli, o nella casa al mare a marina-di-qualcosa, e chi stava male poteva urlarlo, per giusto o sbagliato che fosse, nei modi e coi versi che preferiva. Oggi Bologna diventa sempre di più una città come tutte le altre, bella, storica, ricca, ma il clima sta tristemente cambiando. Come nel peggiore degli effetti serra, questa città assorbe soldi e benessere, che non riescono più a defluire, irrigidendo le mani sui portafogli delle menti dei conservatori. Nessuna nuova, buona nuova, ed ogni grido venga fatto tacere, che qui c'è gente che dorme. Bologna non è più giovane, è vecchia e inacidita. Bologna temo diventi sempre più loffia.

22 September

Paraculo?

Per combattere un avversario pericoloso, bisogna conoscerlo profondamente. Per questo la mia umile sfida all'ipocrisia mi ha imposto, e - seppure sempre più raramente - m'impone ancora, di mostrarmi e dimostrarmi paraculo. Perché per fucilare frotte di parole, sproloquiate solo per colorare una tetra realtà in cui si piange, si caga, e si muore, è indispensabile tener ben oliato il cannone spara cinismo e materialità. Evviva l'idealismo anche dei più spiccioli, ma mescolatelo mentre cuoce, se no s'attacca. Dunque mescoliamolo, giusto per soddisfare la drama queen che c'è in alcuni di voi.

Nascere froci in Italia è una brutta storia. Nascere culattoni in un piccolo villaggio in sardegna, fatto di villette, un market e un'edicola, separato dal mondo da venti chilometri di deserto, lascio dire a voi che storia sia. Con buona pace dei comunitari GLBT, per quanto chiunque possa sforzarsi, rimane un gran cazzo da pelare - senza doppi sensi. Quando lo scopri, di essere rotto in culo, diciamo magari in quarta elementare, e vivi in un posto dimenticato dai mortali, succede che capisci di essere diverso, che rischi di venire giudicato negativamente da tutti, di esser cacciato di casa da chi pensavi dovesse proteggerti, e pensi di essere l'unico al mondo in tale situazione. All'epoca non esisteva internet nè Will&Grace. Certo in Uganda si stava peggio, e nel '43 non ne parliamo, tuttavia questi sono i fatti, seppur banali e comuni. In pratica, girala che rigirala, scoprirsi succhiacazzi è stato un trauma per moltissimi italiani, e in parte continua ad esserlo. Si ha l'impressione che la società e il mondo tutto siano pronti a non accettarti. Provi a farti piacere le donne, sondi quanto si possa essere 'alternativi'. Alla fine vivi e basta, aspettando di conoscere, misurarti. Intanto ti fingi 'normale', e il tuo inconscio sviluppa una diffidenza verso i veri 'normali', verso ciò che viene proposto in quanto status quo: buono, giusto, naturale. Biologico. La società non mi vuole, per lei sono negativo, ma io non ho deciso di esserlo, quindi non è colpa mia. Paraculismo? Vivi, intanto l'inconscio lavora silente, impara ad aver paura di ogni convenzione, soprattutto quelle riguardanti l'emotività, la sessualità e la vita di coppia, ovvero quelle che più coinvolgono la diversità che si sta vivendo. Mentre i coetanei giocano a Doom, tu sei un pre-adolescente, e sospetti che la famiglia non sia necessariamente quella che hai visto fin dalla nascita, che la coppia non sia solo uomo-donna. Lo immagini, perché prima di sperimentare passeranno molti anni. Vivi, diventi grande, alcuni cercano di crearsi una famiglia, altri meno, quasi tutti alla fine della giostra ci si ritrovano impelagati. Ognuno con i propri trascorsi, che far finta di ignorare, quello sì è da paraculi. Ognuno col proprio personalissimo modo di viversi il trauma omosessuale nel giardino del vaticano.

Oggi so razionalmente che posso far pace con la società, seppure con qualche sforzo. Che non è così sbagliata e pericolosa come sembra, soprattutto perché ho imparato che ci sono pure io, in questa società, quindi se fa cagare è anche per colpa mia. Se mi vergognerò di dichiararmi omosessuale, magari proprio a quelli che più hanno problemi di tolleranza, sarà anche per colpa mia se i futuri omosessuali avranno ancora qualche paturnia. Oggi so razionalmente impormi di appendere una bandiera arcigay sulla porta della mia stanza, salire su un carro di manifestanti, andare nelle scuole a raccontare cosa s'intende per omosessuale, spiegare perché è sbagliato dire frocio. Ma non so ancora violentare il mio inconscio, incline a fuggire da ciò che, ancora bimbo, lo ha minacciato. Paraculo?   

21 September

Flirt

Chiunque sente il bisogno periodicamente di rinnovare la propria fiducia in sé stesso, di sentirsi vincente e libero, soddisfatto e completo. Anche chi, da molti punti di vista, ha una vita che si avvicina volentieri all'idea di piacevolezza. Questo perché la completezza è morte, fine di ogni perfettibilità, implosione dei desideri dentro le necessità. Sto leggendo un libro strano che si chiama Il Rombo, un libro mormorato seppur spavaldo, che non si cura di come le parole possano arrivare al lettore, ma le usa e basta, e come arrivano arrivano. In fondo non si possono fare tutti i mestieri: uno scrive, uno legge, uno sta alla cassa, l'altro paga. D'accordo che ci si possa scambiare per gioco, ma appunto che resti un gioco. Dunque oggi affrontiamo il mirabolante mondo del Flirt. Ecco cosa ne penso. Secondo me non è molto diverso dalla vendita. Il venditore ti porta emotivamente a concepire l'acquisto come risolutore di ogni tuo problema esistenziale e morale. Egli deve essere convinto, almeno quanto l'acquirente, che ciò che sta vendendo cambierà la vita allo stesso. Il Flirt si basa sullo stesso concetto, con la differenza che mentre l'acquirente può essere quasi completamente passivo, nel caso del flirt devono essere entrambe le parti a fidarsi della possibilità che chi sta loro davanti sia davvero colui che può cambiare una vita, rendere felici, capire intimamente ogni bisogno e necessità, soddisfare gli impulsi più biechi e le carezze più liriche. Un miracolo. In attesa del quale, ci si trova impelagati in ogni tipo di vicenda, autori di aneddoti da taverna che qui non ho lo spazio di accennare. Ma i miracoli, in quanto afferenti alla sfera del pensabile, evidentemente esistono, e un bel giorno ci si trova realmente innamorati, quindi fiduciosi di essere stati baciati dal signore. Cosa manca? Manca quel triste risultato ego-riferito della carezza verbale, degli occhi che si posano addosso, della strusciatina impertinente fra sconosciuti, e infine quel brivido della conquista, dell'essere stati capaci di vendersi bene e farsi comprare ancora meglio da chi ha avuto la sfortuna di cadere, per caso o per nevrosi masochista, nella rete dei tuoi bisogni egoistici e autoreferenziali. Personalmente mi viene talvolta incontro il magico e sterile mondo della chat, sicuro proprio perché sterile, domabile perché da me frequentato ormai da una decina d'anni. Conosco ogni aspetto del meccanismo di chat, dalle interessanti parole su temi inarrivabili e noiosissimi dal vivo, alle bieche seghe in cam, niente di più aberrante dal punto di vista puramente animalesco. Dall'altra parte possono esserci persone di ogni tipo, a prescindere dal messaggio che veicolano tramite le parole. Mi è capitato di avere a che fare con interessanti menti, che però non riuscivo a stanare di casa per andare a bere una birra. Ho chattato con fighi da paura, seppur completamente privi di alcuna pulsione sessuale. Ho chattato una volta con un depresso, e anche via cam riuscii a capire cosa s'intende per 'la sensualità delle vite disperate'. Chatto tutt'ora con vecchi contatti ai quali sono affezionato, che mi danno consigli, ai quali racconto come va. Certo la mia socialità, seppur limitata, non si riduce a loro. Tuttavia c'è qualcosa di inspiegabilmente affascinante in uno strumento di comunicazione silenzioso. Senza contare che adoro le parole. La chat è uno strumento di conoscenza e di dialogo virtuale, inerente alla sfera virtuale dell'essere. In un luogo dove possiamo far intendere qualsiasi cosa, essere qualsiasi cosa, ma nemmeno annullarci del tutto, la limitatezza del movimento implica la concentrazione sulle poche vibrazioni possibili. Permettetemi di dire che un Flirt in chat è meglio di un qualsiasi tremendo 'Scusa, avresti da accendere?'. 

12 September

Il giornalaio Eugenio Scalfari

Stamattina il sole e i tavolini all'aperto del nuovo bar gestito da cinesi che ho sperimentato mi hanno spinto alla lettura, fra le briciole del mio 'colnetto', de La Repubblica. Seguendo le tracce come Pollicino, sono infine caduto nell'editoriale del Nostro, stupendomi del suo tardivo interesse verso l'evento vaffanculistico del Grillo. Scalfari scrive sul grillismo, sviscerando diversi temi e concludendo con una evidente critica al giornalismo, ma forse non del tutto cosciente. Andiamo con ordine. Apre l'articolo una distanza vagamente intellettuale dal quotidiano: scrive che ha voluto aspettare, leggere, riflettere, prima di criticare il vaffanculesimo (Eugè, sei un giornalista, scrivi su un quotidiano...). Poi carrella sulle posizioni di singoli politici in riferimento al grillismo, borbotta sui pensieri dei vari Di Pietro e Bertinotti, e stacca  dicendo che l'antipolitica porta al governo assembleare, che non è nient'altro che l'anticamera della dittatura, riuscendo così a risvegliare l'attenzione del lettore con quel vecchio colpo di scena, tipico degli scrittori anzianotti che si posizionano fra lo storico, l'intellettuale e il politico, mirante a suscitare immagini buie, braccia sollevate, bombe che cadono lente dagli aerei a elica (Eugè, essere contro questa politica significa volerne una diversa, e scendere in piazza per dirlo significa avere ancora la speranza di essere in democrazia, non viceversa). Dopo un rapido (tanto per cambiare) parallelismo fra 'piazza' e 'blog', il giornalaio ci offre in posizione centrale la citazione di tale David Grossman, autore israeliano di romanzi che, nell'apertura del festival della letteratura di Berlino, proponeva che valori e giudizi, capacità di pensiero e critica, vengono oggi drogati dal linguaggio superficiale e 'di piazza' dei mass-media, i quali, proponendo facili slogan ed etichette, semplificano e riducono a 'titolo' ogni cosa: ciò livella l'individuo a massa plasmabile (vero...ma esistono argomenti ai più quasi inarrivabili, quali appunto le guerre israelo-palestinesi a cui probabilmente Grossman si riferiva, mentre altri argomenti, con la giusta Informazione, possono essere valutati anche dalle casalinghe). Accodandosi alla citazione, il giornalaio non riesce ad esimersi dal criticare i giornalisti, i quali dovrebbero dedicarsi più alla qualità, riabilitando così il marcio sistema da loro stessi creato (ma va?). Chiude con una precisa critica ai tre punti proposti dal grillismo, ribadendo che la semplificazione degli stessi, operata dalle dinamiche di piazza, sopprime la responsabilità personale e la capacità critica dell'individuo, e che proprio a queste è affidato il nostro futuro.

Ora, posto che io non guardo un telegiornale da circa tre anni, che la mia tv è dentro un armadio, e che il giornale da cui ho colto tale articolo era una copia gratuita in proprietà del bar gestito dai cinesi sopracitato, devo dire che Eugè mi ha fatto riflettere. Riflettere e sorridere. Sorrido alla leggerezza con cui ha citato problemi quali il linguaggio, le dinamiche del web, la piazza che non riesce a concretizzare le sue proposte, l'individuo che si riduce a folla e massa. Sono tutte questioni sulle quali gli intellettuali, quelli veri però, scrivono saggi interi, iniziando con prefazioni in cui ammettono di non avere la presunzione di esaurire con il loro testo l'argomento. Sorrido alla banale autocritica, quella sì de-responsabilizzante, rivolta al 'sistema' giornalistico fatto di rapidità e faciloneria...mossa, guarda un po', da una pagina di giornale, e lunga solo poche righe. Sorrido per il posizionamento in coda dell'analisi dei punti proposti dal grillismo, in apparenza unica 'notizia' dello scritto, ma in fondo solo una ulteriore filippica da imbonitore, un tentativo di diffusione del proprio pensiero e della linea editoriale sulla 'massa'. Quella massa alla quale sembra voler trasferire l'impressione di sentire l'odore dei libri provenire dalla retorica intellettualoide di Eugè, una retorica che vorrebbe colmare di Verità Assoluta i suoi scritti, e che lascia il lettorino in adorazione del saggio, vecchio, sapiente, cauto e attento maestro dell'editoria, del giornalismo, della politica e della storia d'Italia, maestro di vita, di cultura, di pace. Paraculo. Paraculo perché in fondo scrivi dentro un giornale, usi questa tua aura, costruita duramente e con annosa fatica, per vendere copie, per avere il tuo stipendione, e per evitare di fornire notizie di cui i lettori hanno tanto bisogno, piuttosto che pareri personali. Eugè, sai che in fondo non ce ne frega granché di ciò che pensi? E non ce ne frega proprio perché vorremmo fare ciò che tu credi che sia più giusto fare: pensare. Pensare bene. Ma per pensare bene ci vogliono informazioni giuste, complete, scremate da pareri. Eugé, perché non riprendi il registratorino e non vai come un tempo a fare il tuo mestiere? Perché non pubblichi documenti, non racconti fatti, non esponi processi concreti, anziché tue personali elucubrazioni mentali? Sei un giornalista o un romanziere? Per esempio, perché non ci aggiorni sulle sovvenzioni pubbliche ai quotidiani? Sei sicuro che tutti i tuoi lettorini sappiano che una parte delle loro tasse finisce nelle tasche dei giornalisti? Diglielo, che magari smettono di spendere anche quell'eurino che gli costi ogni mattina. Ma non sarà che le piazze non ti piacciono proprio perché rischiano di mettere in luce questi disonesti e costosi guadagni? Sulla rete i tuoi lettorini potrebbero trovare qualcosa di interessante in merito (http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%255E90227,00.html), e tu potresti scoprire le potenzialità del Web al di là del populismo. Ah, Eugè, alla fine dell'articolo di Iovene c'è un link (sai cosa sia?) ai dati relativi ai contributi pubblici destinati all'editoria. Ecco cosa intendo per giornalismo: qualcosa che propone informazioni che prima non si conoscevano. Niente di più. Eugé, buona lettura.
11 September

Il Dietrologo

Lavoro. Lavoro in una cantina buia. Umida e buia. Lavoro a mezzanotte, lavoro a mezzogiorno. Lavoro e ho sempre sonno, sempre sonno. Lavorare fa mangiare. Mangiare fa cagare. Lavorare, quindi, fa cagare. Mentre cago penso sempre a... Mentre cago penso sempre. Penso, e penso, e penso, e penso. Penso: ma quanto cago? Tutto ciò mi puzza. Mi puzza di marcio, mi puzza di morto. Soprattutto mi puzza di merda. Ma quanto puzza? Ah, qui c'è qualcosa sotto, c'è qualcosa dentro. C'era! qualcosa dentro. Tutto ciò mi puzza, c'è qualcosa dietro. C'è sempre qualcosa dietro. Perchè dietro c'è un culo. Un culo sporco. Un culo morto. Un culo sporco e morto. Ma non sarà che...? Ah, ecco. Lo sapevo. C'è qualcosa sotto. Sotto la suola, ma non quella che vola. Piedi senza ali, portatemi i sali, i sali, piedi senza ali. Quindi c'è pure il morto, c'è scappato il morto! Ma dov'è andato? Dov'è andato il morto!? Beato lui, che in qualche altrove è pure andato! Non c'è speranza, manca la scienza. La scienza chiara, la scienza pura. La scienza del vero e del puro. Non c'è mai un muro, non c'è mai un freno, perchè dov'è duro, qualcuno si fa di fumo, e arriva sempre dietro. Dietro c'è qualcuno, qualcuno scuro, qualcuno furbo e scuro. Dietro c'è qualcuno, qualcuno scuro, e non lo vedo. Ma anche se non lo vedo, lì dietro c'è qualcuno, che offusca il vero. Perchè il vero, anche se non lo vedo, c'è, seppur scurito, sono quasi sicuro, da qualcuno dietro, fatto di fumo. Qualcuno scuro. Dietro quel muro.
10 September

10000

Gli spioni sono ogni giorno di più. Continuate così, e state sereni.
4 September

Mister Groove

Era da tanto che avrei voluto scrivere qualcosa sul mio dirimpettaio, l'intramontabile Mister Montanari, da lui stesso definito il rivoluzionario del  Groove (solo lui sa cosa significa, ma non chiedeteglielo mai quando avete fretta). La distanza aiuta ad oggettivare. Pare infatti che manchi ormai da tre mesi da casa mia, in quanto chiuso in una sala di registrazione nella bassa romagna in compagnia della sua chitarra, due chili e mezzo di tonno in scatola, quattro barili di birra, una botte di vino rosso, un paio di chili di piadine, diversi pacchi di fazzolettini di carta. Lo conobbi sfuggente e silenzioso mentre friggevo delle melanzane, ma sono 'bastate' qualche centinaia di ore di palco con Omar Lambertini, qualche scontro con l'ipotetico cinismo del sottoscritto, qualche vaffanculo da e per una o due donne di passaggio, ed eccolo ormai burbero e determinato, fronte bassa e gomiti in fuori. Il Monta detesta il concetto di lavoro salariato, di full-time e part-time, di ogni cosa relativa a pratiche, bolli, buste paga e bollette da pagare. Quasi quanto me. E' anche distante dal concetto di igiene domestica, di mens sana in corpore sano, di guida in stato di sobrietà. Io un po' di meno, credo. Non sa cosa siano le fibre alimentari, il soffritto, l'antiaderente, ma pare abbia da poco scoperto il deodorante e il festival di Sanremo, il quale gli ha provocato una forte allergia per la canzonetta italiana. Il Monta è uno di quelli che vivono le proprie passioni come un ergastolo di cui non ci si può con alcuna condotta liberare. Credo succeda quando fin da ragazzino hai studiato qualcosa, praticato qualcosa, ti sei identificato in qualcosa, sei diventato quel qualcosa. Dopo dieci anni di costante e determinata identificazione, non ti resta altra declinazione nella vita se non quel qualcosa. Si crea così un percettibile muro di gomma fra ciò che sei e fai, e ciò che rischi di dover fare per campare, che inevitabilmente metterebbe a rischio ciò che sei, la tua vita, se non esteriore, sicuramente interiore. E' proprio questo il problema, o forse la chiave del successo: la ricerca di coincidenza fra ciò che si è e ciò che si fa. Col Monta sento di avere qualcosa in comune, anche se in certe cose siamo molto diversi. Io non mi fido così tanto di me stesso, oppure non ho più l'energia per farlo come in passato, né abbastanza arrendevolezza. La verità è che mi piacerebbe una società con un po' più montanaresimo. Però mi fa anche paura. E' dura mangiare solo piadine e tonno in scatola! Ma al di là di questo, in bocca al lupo Monta, sarò sempre il tuo primo fans, anche se aborri i fans. Ma tanto aborri anche i blog, quindi non lo saprai mai.
31 August

Post Soul

Era un pomeriggio afoso quindi caldo. Qui, qui sulla veranda, la veranda al decimo piano di via dei Beoni numero sei. Era un accendino viola, un accendino viola che accendeva un toscano scuro, un toscano duro, un toscano scuro e duro. Erano bianche le mie mutande, era bianca la mia pelle, erano grosse le mie palle, palle sudate, palle pendenti, pendenti fuori, pendenti fuori dalle mutande bianche, bianca la mia pelle, grosse le mie palle. Erano di sotto, erano tanti, erano tanti a camminare, camminare lenti, con fuori i denti, quasi divertenti. Però lontani, lontani da non sentirli, troppo poco per non vederli. E cazzo, lo sapevo, qualcosa manca sempre. E grazie. Oscilla la veranda, sta fermo l'orizzonte, ed eccomi giù, vicino ai loro denti, adesso fermi, ma ancora divertenti. La sdraio piegata, la casa ancora su, una palla era salita, un'altra ancora giù. Fortuna che fa caldo, dico, se no pensa che freddo, così con le mutande. Lo dico al mio custode, che era sotto un po' di cose, era accanto all'ascensore, che era dietro le macerie, macerie di verande, dieci verande, un domino di gerani, gerani e sdraio, stenditoi e sdraio, innaffiatoi e sdraio. Mi manca il calice, mancava ancora il calice, lo dico al vigile, che c'è un bimbo fragile, nell'ascensore immobile. Il vigile è vigile, chiede aiuto vigile, accorrono persone, persone valide. Muovono le ceneri, sudano futuri meriti, ma alla fine della lirica, nessuna creatura anemica. Dico che strano, dico mi era sembrato, dico proprio un lamento, dico forse è un po' più in là. Dico arretrando, attendo giusto il tempo, dico mentre entro, ed entro poco tempo, stanno già cercando altro. Premo il dieci, premo per salire, ed entro poco tempo, mi sto già sdraiando. C'era la sdraio, c'era la veranda, c'erano denti bianchi che ridevano, ridevano e si muovevano. Ma il calice c'è, è ancora lì, vicino al telefono, il calice bianco, bianco di vino rosso. Il sigaro ancora acceso, scosto la polvere, la scosto dal pelo nero. Mi godo l'afa, il ciel sereno.
30 August

Arrembante deretano (by F.&R.)

"Sarà. Talvolta, leggendo, mi capita di figurarmi un cane che si annusa il culo. Gira su se stesso, odorandosi l'orifizio... 
 Eppure c'è tanto da vedere, tanto da sperimentare nel mondo. Un lamento continuo, una cronaca della propria volubilità. Che novità! Va bene che i tempi impogono una nudità pubblica incomprensibile. Il senso del pudore e dell'intimità è perduto in una continua vetrina dove ci si svende per trovare sicurezze. Ritengo che se ciascuno parla solo di sé, tutti siamo più soli perché non ci sono punti in comune. Come potrebbe intervenire qualcuno se il terreno è meramente privato? Forse è terapeutico per esorcizzare i timori di non essere accettati, o chissà..
Ti porgo un caro saluto,
R."

Caro R ti scrivo, così mi distraggo un po'. E siccome sei forse molto lontano, magari quasi mille chilometri, più forte ti scriverò. Ti ringrazio per il tuo commento, prezioso in questo periodo di riflessioni. Come se non riflettessi ad ogni tiro di sciacquone, ad ogni parte di me che scivola via lungo l'aulica rete fognaria, ad ogni garbato sentore di merda che mi sfiora le nari appena lo stronzo vede la luce. Sarà. Talvolta mentre cago cerco di piegar la schiena per annusarmi il culo, ma saranno i calici di rosso di troppo, sarà la vita sedentaria, il mio naso fa capolinea all'ombelico, e tutto il resto mi tocca affidarlo agli specchi. Ed è in fondo questo, che trovi qui: uno specchio... banale metafora letteraria, ma che vuoi? non possiamo essere tutti dotti. Specchio che, saprai bene, è lungi dalla possibilità di riportare ogni parte di me, è infedele, è bugiardo. Esattamente come una vetrina, probamente da te citata. Costruita e truccata, illuminata e sponsorizzata, una vetrina veicola un messaggio. Parzialmente interpretabile, certo, ma abbastanza definito. Di volta in volta definito. Ben venga che sia volubile nel tempo, tale messaggio: è un valore aggiunto, per un bravo vetrinista, quello di saper stupire... o almeno di cambiare i batuffoli di cotone con la sabbia finta circa ogni sei mesi. Riguardo alle sicurezze, beh, se queste passassero attraverso un blog per la loro legittimazione, saremmo tutti nella merda, visto che spazi come il mio ormai prolificano ovunque. Sii più ottimista sulla razza umana, almeno tu! Bisogna poi precisare che eventuali insicurezze (e quanti e quali mondi racchiude questa parola...dovresti essere più specifico, dolce R.) cercano antropologicamente rafforzamento nei gruppi, nella sensazione di appartenenza a qualche categoria umana, nell'elevazione economico-culturale, nella realizzazione in qualche campo...non certo in quattro schittoni sparati sul mondo virtuale. Che sia stato talvolta troppo egorroico anche io? Poesse. Sciacquo le mani dando la colpa alla deformazione professionale o accademica che dir si voglia: l'antropologo dovrebbe usare il sé come strumento gnoseologico per la conoscenza del reale, quindi procedere parallelamente fra ontologia e fenomenologia, propria merda e merda degli altri. Infine, oh dolce R., dato che mi pare di capire tu proprio non riesca a togliere gli occhi di dosso a questo cane che passa i migliori anni della sua vita ad annusarsi il buco del culo, concludo proponendo l'evidenza del fatto che anche in questa volubilità ci debba essere pur qualcosa di valido per la tua augusta essenza. Se poi il tuo ego proprio non dovesse riuscire a concepire di essere anche solo in minima parte affascinato da cotanto arrembante deretano, allora fai una cosa, clicca sul pulsante con la casetta disegnata, nella barra in alto del tuo browser, e buona navigazione.
29 August

La Divina

Dopo più di un mese di onde alte e tempeste rotonde, il cielo sembra migliorarsi. Quello stesso tempo che inizio a odiare nel suo succedere, scorrere inevitabile che dirama, disfa in opposte direzioni il tronco centrale del fiume generativo donde tutti partono e tutti si perdono. Odio l'indispensabile odierna scaltrezza del cogliere le opportunità come fossero offerte al supermercato, come se niente potesse tornare, come se non ci fosse sempre tempo per cambiare. Contagiato dal pragmatico sguardo volto all'orizzonte, dal dito umido che inspira il vento ed espira previsioni, dalla paura intrinseca a qualsiasi proiezione diversa dal consueto. Contagiato e morente, perchè la morte è l'unica cura per tali malattie. Mentre un sole ancora scuro mi saluta, in quest'alba salata di lacrime, solo il sonno nuovamente vecchio mi soddisfa. Sollevo i remi, incerto se avanzare, retrocedere, voltare, ma sicuramente incerto su quanto sia bene muoversi, sempre e comunque. Se anche non esiste la terra promessa, mi domando se la catarsi della sua ricerca dipenda pur sempre dal mezzo esplorativo, dal contesto proposto dal singolo sentiero, da quanti piedi in quanti sentieri riescono a spingere. Nel primo sogno mi fermo all'ultimo sull'orlo del dirupo, mi sporgo a vedere la disperazione cadere. Poi la scopro vincente sulla gravità, materiale quanto me ma più completa. La divina che nulla chiede e nulla da, cocente dell'unica energia inoperante. Nel nostro sodalizio, l'ultima vita potrà iniziare.
10 August

Egorroico.

Quando non ho niente da scrivere m'invento le parole.
Egorroico, agg. m.s., pl.  -ci : dicasi di colui che parla troppo di sé.
7 August

Marian

E' una collega nonché amica di mio marito, quindi anche mia, perché gli amici dei miei amici sono miei amici, mentre dei nemici dei miei amici non ne voglio sapere niente, se no il Martini mi si scalda. Lei è brava, bella, sicula, simpatica, riccia. Insomma, questo post è dedicato a lei, e anche l'epilogo della storia che potete trovare qui: http://ophelia81.spaces.live.com/blog/cns!5F03161D18CF0F41!223.entry#comment
 
Quando Marianentola entrò a Palazzo, ogni volto si voltò per guardarla. Le dame nascondevano il loro stupore dietro i ventagli merlettati, ma i loro occhi, scoperti, tradivano lo stupore e in alcuni casi un avvampante disappunto. Mentre queste ultime, infatti, occupavano diversi metri cubi con i loro abiti abbondanti di pizzi e strascichi, la dolce Marianentola sfoggiava dei jeans appena cuciti dalle uccelline nella soffitta della matrigna, le quali non avevano avuto il tempo di fare l'orlo (anche se fatti su misura, risultavano, alla prova, sempre un po' troppo lunghi), lasciandoli sfilacciati alla gamba. Portava inoltre il portafoglio nella tasca posteriore, legato con una grossa catena ad un passante della cinta, impreziosita dalla grossa fibbia in bronzo. Calzava stivali neri, neri come l'abbondante maglia, il cappellino, il perizoma, ma non il reggiseno, furbamente lasciato a casa. Dopo pochi passi, Marianentola venne investita da un profondo e completo turbamento nel vedere la piacente regina sul trono, accanto al re. Così sì avvicinò col suo abituale passo spavaldo, ma interiormente incantata, alla candida beltà di seta vestita, domandandole perentoria 'Me lo dici se mi ami?'. La regina ci pensò un po' su, si voltò verso il re grasso e ubriaco, ci pensò un altro po' su, e rispose 'Vabbè. Ma solo se impari a cucinare!'. Intanto il principe Azzurro&Gabbana cercava di convincere l'usciere di essere insieme a Marianentola, che non aveva sbagliato serata, che era vestito così solo perché era la moda, perché era fashion. Mentre il grosso usciere tatuato faceva entrare tutte le dame e bamboline chic della fila, il principe perdeva le speranze. Ormai passata la mezzanotte, vedendo Marianentola correre via dal castello e perdere, non si sa come, lo stivale, il principe se ne innamorò (dello stivale, s'intende), e inforcò rapido il suo destriero bianco con la chioma frisè per recuperare l'altro (stivale, s'intende) e salvare così la serata. Mentre galoppava, vide la carrozza di Marianentola trasformarsi in una Opel Corsa, ma senza perdersi d'animo si profuse in gridolini e gesti atti a farla accostare. Quando scese dalla sua vettura, con suo grande rammarico e con grande stupore del principe, Marianentola si era ormai trasformata in Marion, alto 196 centimetri di muscoli, tatuaggi e sigaretta storta fra le labbra. Dopo pochi passi, il suo sputo non fece in tempo ad adagiarsi dolcemente al suolo che il principe Azzurro&Gabbana gli saltò fra le braccia, baciandolo appassionatamente. Salirono entrambi nella Opel (perché a Marion fanno allergia i peli di destriero bianco), e sfrecciarono via, via che si va e che si vola verso nuovi orizzonti. E vissero, ovviamente, felici e contenti. 
 
 
6 August

Dipendenza.

Connota un rapporto con qualcosa o qualcuno, il quale determina la propria esistenza. Essere dipendenti, in generale, significa questo. Nel mondo del lavoro significa una serie di cose, quali  tenere d'occhio la scrivania del capo per non farsi beccare col solitario aperto sul terminale, capire quando il capo va in pausa pranzo così da andarci dopo di lui, tenere sempre da parte un bicchierino di plastica sporco di caffé, così che se si dovesse rientrare dalla pausa pranzo dopo il capo, si può sempre dire che si era in verità in pausa caffè, e che si è tornati dal pranzo da un tot. In sostanza il dipendente esalta quel poco che fa, e nasconde accuratamente ciò che non fa. I peggiori sono quelli che alzano la voce, che s'incazzano per qualche procedura che qualche collega fa in modo diverso mandandoli in confusione, che danno sempre e comunque la colpa a terzi per qualsiasi questione irrisolta, dal fax non inviato alle dicotomie oppositive. I migliori sono quelli che sorridono sempre, dicono di sì, poi fanno quel cazzo che pare a loro. Per carità, anche le aziende tendono, sempre, in ogni caso e fin dalla notte dei tempi, a ritardare i pagamenti e anticipare i saldi dei crediti, ma questo è un altro discorso, perchè ora veniamo a noi, o a me, che è più semplice. Io sono sempre stato un dipendente, non ho mai avuto le palle di diventare 'Lavoratore Autonomo' (un ossimoro che mi fa crepare dalle risate ogni volta che lo sento). Ultimamente però mi chiedo quanto mi sia congeniale questo tipo di contratto. Funziono meglio da solo, o inserito in una catena di montaggio? Tale catena mi livella in basso o mi spinge a farmi notare? La banale questione meritocratica è plausibile in una condizione di livellamento operativo? In cosa uno può essere 'meglio' di un altro? Mh...la giusta armatura per ogni guerriero. Questo è il problema.  
1 August

Conferma rinvio problematica n° AB 236-05

Dunque, facciamo due conti. Giovedì ho iniziato a lavorare, e martedì avevo già risolto la profonda crisi esistenziale che mi coglie prima, durante e dopo ogni radicale cambiamento di vita. Da studente a lavoratore, il passo rischia di fratturare la terza gamba, quella che permette i salti: l'immaginazione. Per immaginare intendo un sacco di cose, molte delle quali sono plausibilmente più praticabili con molto tempo libero e senza fotocopie, fax da inviare, lettere accompagnatorie, raccomandate e quant'altro piuttosto che con tutto ciò da fare, spalmato in otto ore su ventiquattro. Posto che razionalmente dovrei essere molto felice di trovarmi in questa scrivania, data anche la mia ulcera finanziaria, rimane l'adolescenziale voglia di volare, che tarpata si sente agonizzante. Ma per sognare c'è sempre tempo, e chi ne è veramente capace riesce a farlo anche in fin di vita. Oserei dire soprattutto. Dunque problema rimandato a data da destinarsi, fatte tre copie del modulo di Rinvio Problematica, e consegnata una in amministrazione, una all'ufficio commerciale e l'ultima allegata alla pratica, tutte timbrate e vidimate. Ho imparato che crescendo reagisco meglio ai cambiamenti, mentre pensavo fosse il contrario. Oppure è merito di mio marito. Massì, dai, diamoglielo per concesso!
29 July

Sipario.

Eccolo di nuovo qui, dopo albe e tramonti, dagli apennini alle ande, ci ritroviamo faccia a faccia. Lui è vorace di materia e di vita, è un mostro a cui il mondo e tutti i mondi immaginati da tutti gli uomini in esso contenuti non basta mai. Un buco nero, una vorticosa aspirazione che solo nei giorni migliori riuscii a organizzare, schematizzare e così rallentare un poco. Poi di nuovo qui, io colpito dal suo guanto bianco, e arreso al singolar tenzone. Lui più feroce che mai, inaspettato, rinvigorito, incattivito. Sulla cima di un colle arido e deserto, mi dissangua senza ferite, asporta l'amore prima che possa girarmi. Poi il buio. Buio e grida di chi mi ama, impotente davanti alla vita che scivola via, lasciando il corpo privo d'anima. Così si chiude il sipario, in una calda domenica di luglio, su una cronica tendenza alla depressione, in attesa del prossimo atto di questa banale commedia ironica chiamata esistenza. Si aprirà su una depressione che si rinominerà insoddisfazione, la quale produrrà movimento, quindi vita. Quindi, di nuovo, amore per la stessa. Fine.  
23 July

Panta rei

L'inconcepibile leggerezza dell'agire. Chiacchierando su una spiaggiola con una nonpiùgiovane zia, al centro di una baia che ha protetto le mie infanzie, adolescenze, giovinezze, e vecchiaie quando sarà, mi accorgo che per quanto sotto certe lenti tutto sembri muoversi vorticosamente, sotto altre non è che una cartolina che sbiadisce. Darei un braccio per rivedere un filmato a camera fissa, accelerato, degli ultimi cent'anni di quei dieci metri di spiaggia. Sarà banale, ma forse accetterei di finire qui la mia vita, se potessi rivivere ogni secondo del mio passato con la coscienza di oggi. Si badi bene, questo non perchè sia pessimista sul mio futuro, anzi. Non sia mai che i miei attuali compari e mio marito si sentano offesi. Forse è solo un breve atto nostalgico, ma oggi mi sento sopraffatto dalla sensazione d'inutilità dell'invenzione, rielaborazione, rifiuto. Non sono diventato conservatore tutto in un giorno, però oggi più che mai trovo chiaro quanto debba essere connotata ludicamente l'attività creativa in ogni aspetto. La diversità, vera o presunta, è scomoda e sospetta. Talvolta può far ridere, talaltra incazzare, ma alla fine dei giochi necessita sempre di una distanza per sopravvivere. L'originalità è divertente ma profondamente solitaria. Mimetizzarsi e demolire sornioni dalle fondamenta? Ma così non si rischia di immaginare la propria mano sotto il mondo, guardandolo semplicemente girare? 
21 July

The Phil Identity

Come il silenzio, che appena lo definisci non c'è più, anche l'identità è fluida, costruita nell'ambiente e con l'ambiente, e se anche in molti fanno finta di non occuparsene, è ciò che crea i peggiori problemi ad ogni individuo. Lavoratore, studente, professionale, preciso, prolisso, stralunato, realista, sognatore, introspettivo, loquace, espansivo, carta da parati. Immergiamo le nostre percezioni in cotante definizioni di noi stessi, uscendone inevitabilmente influenzati. Creano negli altri aspettative, in noi stessi obiettivi da raggiungere. Ci affettano ad uso e consumo del mondo reale, che consumiamo anche noi, quindi usiamo anche noi. Il linguaggio definisce comportamenti, ma spesso e viceversa i comportamenti si conformano al linguaggio, dunque diveniamo ciò che facciamo, o facciamo ciò che vorremmo divenire.

Sì, sto complicando l'acqua calda, lo so, ma è un periodo di tumulti e guerre civili nella mia piccola materia grigia. Con lo studio vedo il traguardo, seppur cosciente dell'inutilità remunerativa dello stesso. Il conto in banca stamane segna meno 826 euro di rosso sangue, e a questi livelli fu anche all'inizio del mese scorso. Così il sottoscritto, dopo quasi tre anni da intellettuale in poltrona, impegnato solo su saggi, trattati e dispense antropologici, ancor prima dell'onorevole e, data l'utilità, leggerissima corona d'alloro, è 'lieto' d'annunciare ai suoi lettori il suo mesto rientro nel mondo del lavoro. Dopo due settimane di colloqui serrati, una folle azienda si è convinta della mia validità, e pare interessata a impiegarmi, e nulla mi ferma dal chiedermi cosa sarà delle mie voglie, dei miei studi, dei miei romanzi, delle mie musiche, della mia penna. Certo dato il mio conto in banca, piuttosto ora si tratta di salvarle, le penne, e non la penna. Quindi tant'è, mi reinvento, dato che ventisei anni non sono poi così tanti per farlo. In fondo sono stato solo pianobarista, studente, telemarketer, aspirante tenore, addetto coop, venditore, pubblicitario, studente, e adesso di nuovo in ufficio, assistenza ai clienti, e nel frattempo cinque esami e una tesi da preparare. Riusciranno i nostri eroi? E non è un pluralis mai estatis, o come cacchio si scrive, perchè da solo non mi sarei mai buttato in tutto ciò. C'è anche mio marito, fondamentale nel progetto. Perchè in fondo se è vero che le definizioni ci influenzano, le sensazioni di appartenenza fanno altrettanto, e talvolta sono molto più stabilizzanti di qualsiasi categoria. Quindi questo post è dedicato a te, Francesco, che sarai al mio fianco per questo prossimo folle anno di studio e lavoro, che sopporterai i miei deliri e le mie giornate isteriche, che sarai con me nella gioia e nel dolore, anche quando sarò insopportabile. Mentre tu dovrai essere sempre sorridente e accomodante. Grazie di già. Perchè lo sarai, vero?!!!

3 July

Scrivere è aberrante n°2

Sono capitato per caso su questo post ma devo dire che è davvero interessante. Condivido molte delle osservazioni che qui fai sullo scrivere oggi. Ma il medium del linguaggio "corretto" da un punto di vista ortografico-sintattico-grammaticale, non è prima di tutto necessario per la comprensione? Ed è la comprensione (che sia razionale o emotiva non è importante) il vero scopo della scrittura?
Daniel

Intanto grazie infinite: se tutti i commenti fossero così, sarebbe molto più divertente, per me, tenere un blog. Dunque, cerco di essere sintetico. Il vero scopo della scrittura è la comprensione, sì, ma solo quando si tratta di scrivere un manuale, un foglietto illustrativo di una medicina, un decreto legge o le istruzioni di montaggio di un letto a soppalco Ikea... e non commento i risultati dei vari 'artisti' in merito. In tutti gli altri casi, quei casi in cui diviene un ludibrio divertosamente polisemico e multicromatico, la scrittura può e deve esserlo. Ecco una costruzione che potrebbe lasciare perplessi, che spingerebbe qualche lettore a tornare indietro e rileggere il periodo (forse). Ma in fondo scrivere è portare fuori il sé, usarlo come linguaggio, quindi è indispensabile piegare la correttezza convenzionale al proprio sé, il quale se forzato ad incanalarsi in una omologazione atta alla massima diffusione, come le lingue nazionali prima e l'inglese poi, è inevitabile che sia anch'esso, il sé, vittima di omologazione silenziosa e impercettibile. Trovare delle chiavi innovative che vadano al di là del solito cinematografico, che andrebbe preso come un insulto, più che un pregio. Credo che il vero scopo della scrittura, o almeno di quella scrittura che potremmo chiamare 'artistica', sia provocare una rivoluzione, una guerra. Guerre interiori che ci mettano in crisi, una critica feroce a ciò che del reale ci scompensa, o anche 'solo' un lieve punto di vista: purché ci sia l'autore dentro, purchè siano frutto di un viaggio dentro la propria interiorità, a caccia di quelle contraddizioni che sole rendono l'umano così umano e degno di essere ascoltato e vissuto da altri umani. Ed è un compito così ingrato e complesso che certo l'attenzione all'ortografico-sintattico-grammaticale se la mettano pure su per il culo.

5 June

Serioso in Val Seriana sopra al Serio.

"Oddio, aiuto, aiuto, stamattina al lavoro mi hanno già fatto innervosire, con quella puttana della mia collega che..." Sono contento di partire. Tre giorni tutti per noi, altrove. "Oddio, aiuto, aiuto, mi fa male il dente, non so se sei tu o il rientro a casa, guarda, guarda lì nella gengiva, c'è un puo neo che mi ha MAISSIO! Ecco, vedi, sono SICURISSIMO che mi sta tornando L'ASCESSO, ecco, lo sapevo!" Oggi mi sono svegliato rilassato. Sorrido e ti accarezzo dietro la testa. "Ecco, lo sapevo, inizia pure a piovere...ci mancava proprio questa, adesso non potremo fare NIENTE!" Qualsiasi cosa andrà bene, finché siamo noi, in viaggio, altrove. "Oh, santa madonna, siamo in RITARDISSIMO!" Arriveremo in tempo. Intanto canto, faccio l'idiota, ti faccio ridere per forza. O almeno ti distraggo. Ci provo. "E questo traffico? Ma oggi dovevano aprire la strada nuova! Ma dio mio, questi CRETINI che aspettano che la aprano e bloccano il traffico! Li ucciderei tutti!" Guarda com'è bella questa vecchia strada. E questo, che fiume è? Ah, il Serio. Giusto, siamo in Val Seriana. "Ecco, oggi è festa e il centro è chiuso, e non troveremo MAI parcheggio. Lo sapevo! Potevamo anche starcene tutti a casa, a questo punto!" L'ultima volta che sono stato qui non sapevo ancora di amarti. Avevo paura. Oggi meno. Come si cambia... "Ecco, lo sapevo, non c'è nemmeno un tabacchino aperto in questa città di MERDA. In tutte le altre città, è tutto aperto anche quando è festa!" Fumo un sigaro guardando i passanti, ti aspetto qua, vai pure all'automatico. "Oddio, ma è pieno di gente! Mai vista Gardaland così piena! Non c'è mai nessuno!" Ma è sempre piena Gardaland, che dici? "Oddio, io gli adolescenti li ucciderei tutti, sono INSOPPORTABILI!" Beh, lo siamo stati tutti, in fondo. "Ma quanto caldo fa?! E' INSOPPORTABILE! Cioè, io AMO l'estate e il caldo, ma ODIO sudare!" Prego?! "No, la Cocacola in bicchiere io non la voglio, e scusa! C'è disegnata la bottiglia, nel menù: io voglio la bottiglia! Ma scusa, se disegnano la bottiglia, io voglio la bottiglia!!" Vuoi proporre una gara d'appalto a tutti i bar di Gardaland per la tua stracazzo di bottiglietta?!?! "Comunque quando ero piccolo io c'erano giochi più divertenti! I migliori li hanno tolti man mano! Sono popo stupidi!" Già. Infatti questo posto rischia di fallire. Proprio. Anzi, popo. "Ah, stasera pensavo di dormire da te, se non è un problema..." Mah, vedi, è che ho da fare delle lavatrici....... 

Per fortuna che ti amo, se no sai quanti giri sulle montagne russe senza cintura di sicurezza!  :)

29 May

Saggio.

Un amico ha commentato la foto che vedete accanto chiedendomi un saggio in merito. Mi è venuto subito in mente quanto certe cose siano inesplicabili, quanto sia meglio lasciarle tali, ovvero l'introduzione di un bel libro di antropologia che parla di una bella storia, forse realmente accaduta.
"Si racconta di un etnografo statunitense che, su consiglio del suo anziano professore d'università, va a vivere in una riserva indiana. Deve osservare certi riti esoterici, ma soprattutto scoprirne il segreto che i sacerdoti rivelano agli iniziati. Al ritorno pubblicherà il resoconto sulla rivista dell'Istituto. Fred Murdock vive per oltre due anni con gli Indiani: 'Assuefece il palato a sapori aspri, si coprì con vesti strane, dimenticò gli amici e la città, giunse a pensare in un modo che la sua logica respingeva'. Una mattina torna a Yale, si reca nello studio del professore, gli comunica che conosce il segreto ma ha deciso di non rivelarlo. 'La lega un giuramento?' domanda il professore, e gli pone diverse domande per capire il motivo per cui non desideri rivelare il segreto appreso dagli Indiani. La risposta di Murdock è complessa: 'Ho imparato qualcosa che non posso dire. Potrei enunciarlo in cento modi diversi ed anche contraddittori, ma il segreto vale meno delle vie che mi hanno condotto ad esso. Quelle vie bisogna percorrerle'. Il professore gli domanda se desideri tornare a vivere dagli Indiani, ma la risposta è 'No. Ciò che mi hanno insegnato i suoi uomini vale per qualunque luogo e per qualunque circostanza'.Tale fu in essenza il dialogo. Fred si sposò, divorziò ed ora è uno dei bibliotecari di Yale".