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October 01 Bologna loffiaPer i lettori d'altri lidi preciso che oggi andrò a parlare di una manifestazione che si terrebbe ogni anno a Bologna, chiamata Street Rave Parade. Oggi la parola Rave è stata sostituita con Space, per ottenere più facilmente le autorizzazioni comunali, che però per quest'anno non sono infine arrivate. Di cosa si tratta? si chiederanno i lettori meno perspicaci. Beh, come il nome declama, non è nient'altro che un rave che si snoda per le strade del centro città. Ma cos'è un Rave? si chiederanno i lettori meno 'usciti'. Dicasi Rave un incontro di persone, normalmente illegale, finalizzato ad usare e condividere ogni passione in spirito libertario e pornografico, per dar sfogo alla frustrazione da costrizione sociale a cui nessuno è esente. Più concretamente, ai rave c'è sempre musica molto alta, un forte consumo di droghe varie, alcol, e quando capita sesso...almeno per quelli che non si drogano tanto da non trovarsi più l'uccello. Normalmente tali rave si organizzano fuori dalle città, in posti isolati e oscuri, lontano dalle forze dell'ordine. A Bologna no, unico esempio in Italia. Ricordo che fu il funesto Settembre del 2001, al mio primo anno in questa città, quando capitai in strada maggiore, trascinato da amici, ad assistere a tale parata. Ricordo di aver visto una bellissima ragazza piegata in terra che tremava, fatta di non si sa cosa. C'erano forse più di un migliaio di persone, quasi tutte ubriache, i negozianti avevano sprangato le loro vetrine con assi di legno. La birra costava pochi euro, e alla fine mi ubriacai anche io. C'erano enormi tir, qualcuno colorato, con pareti intere di casse acustiche che emanavano musica per me inascoltabile, fatta di bassi e poco altro. Ricordo il filo di timore nel tenere d'occhio ciò che succedeva intorno, la paura di eventuali risse, il tappeto di bottiglie e vetri rotti sull'asfalto, ma anche la curiosità, quella sete di informazioni sui comportamenti umani che mi coglie in situazioni inusuali. Ricordo anche nitidamente le macchine per il lavaggio strade e gli spazzini, subito dietro il corteo, che cancellavano immediatamente ogni traccia di quella disperazione. Svaniti gli ansiti da sbornia, il giorno dopo compresi che lì si manifestava disagio, si cercava di quietare l'asma da pressione sociale a suon di alcol e pasticche, bottiglie rotte e bassi tachicardici, delirio, come la parola inglese Rave informa. Ma nel viso di tutti c'era anche stupore, un meravigliarsi di poter fare tutto quello alla luce del sole, cullati da una città dalle mura medievali, che dichiarava così al mondo la sua voglia di essere diversa, di saper carezzare anche le deviazioni più bieche, le quali, espresse, diventano solo materiale umano, smettevano di essere pericolose, cosa più plausibile quando vengono represse. Sembrava che le cullasse, quelle deviazioni, proprio perché in fondo sembrava capire che fossero parte intrinseca dell'essere umano, sembrava capire che fossero malesseri che l'essere umano crea a sé stesso in un ciclo generazionale che non avrà mai fine, e che quindi va in qualche modo tollerato, come si tollerano gli adolescenti quando mandano a fare in culo i loro genitori, per poi aspettare che tornino indietro. Parente saggio, Bologna sembrava che capisse, appunto, e che avrebbe sempre capito. Pensai allora di aver fatto la scelta giusta, di aver scelto realmente una città diversa, accogliente nei confronti delle alterità e dei disagi sociali, belli e brutti. Una Bologna mamma morbida, brulicante di universitari dalle menti calde e con la cannetta fra le labbra. Per quanto non usassi droghe pesanti né leggere, non avessi intenzione di iniziare, e mi avesse fatto un po' paura stare fra quella massa di dichiarazioni disperate, devo dire che il risultato mi piacque molto. Esisteva anche in Italia una città dove il perbenismo borghese veniva ogni tanto lasciato fuori dalle mura, seduto in qualche ristorante sui colli, o nella casa al mare a marina-di-qualcosa, e chi stava male poteva urlarlo, per giusto o sbagliato che fosse, nei modi e coi versi che preferiva. Oggi Bologna diventa sempre di più una città come tutte le altre, bella, storica, ricca, ma il clima sta tristemente cambiando. Come nel peggiore degli effetti serra, questa città assorbe soldi e benessere, che non riescono più a defluire, irrigidendo le mani sui portafogli delle menti dei conservatori. Nessuna nuova, buona nuova, ed ogni grido venga fatto tacere, che qui c'è gente che dorme. Bologna non è più giovane, è vecchia e inacidita. Bologna temo diventi sempre più loffia. Comments (1)
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